Mostra ``L'Arte come Sostenibilità in Divenire``
Quando ho pensato al titolo per questa mostra, ho sentito che le due anime del progetto stavano già dialogando tra loro. È stato naturale lasciarle fondersi in un’unica visione, capace di parlare di sostenibilità attraverso l’Arte. Oggi la sostenibilità non è più solo una pratica: è un’arte in divenire.
È l’atto di fermarsi, osservare lo stato delle cose e delle proprie azioni per riconoscere, con onestà e coraggio, dove far germogliare un cambiamento. Ogni intervento diventa allora un tratto di colore, un segno consapevole che alleggerisce l’impronta e restituisce equilibrio.
In questo percorso ci guida la mano di Silvia Canton, artista che trasforma la materia del recupero in una forma profonda di narrazione.
Dalla sensibilità per la tempesta Vaia all’uso del sughero, la sua ricerca si spinge oggi fino al recupero delle cortecce segnate dal bostrico tipografo. Nobilitando ciò che la natura ha perduto, Silvia non si limita a creare un’opera, ma offre una testimonianza preziosa: il segno tangibile di una fragilità che chiede di essere ascoltata.
In occasione della V Settimana della Sostenibilità di Confindustria Veneto Est, l’arte di Silvia Canton diventa memoria viva, un invito a trasformare ogni nostra azione in un atto di cura e di rispetto per il domani.
Fabio Cosentino

Biografia dell’artista – Silvia Canton
Silvia Canton nasce a Conegliano nel 1974. Si diploma in scenografia teatrale con il massimo dei voti all’Accademia di Belle Arti di Roma. Dopo gli studi, affianca per diversi anni la costumista Odette Nicoletti in qualità di assistente grafica, collaborando a Roma e a Venezia con importanti professionisti del teatro e del cinema, tra i quali il regista Ettore Scola.
Dal 2007 sviluppa la passione per la pittura, intraprendendo un’assidua attività espositiva in mostre personali e collettive in Veneto oltre che a Napoli, Firenze, Rovereto, Vienna, Berlino, Parigi, Chicago, Shanghai, Monte Carlo.
Nel 2019 è scelta dal Gruppo Amorim, per sviluppare una ricerca artistica, tuttora in
evoluzione, basata sul riciclo del sughero, ma non nella sua parte più pregiata bensì in quella con la struttura più irregolare ed estremamente dura, il “sughero vergine”, commercialmente destinato ad essere macinato e trasformato in granulati tecnici per la bioedilizia, che conferirà matericità alla sua pittura. Le opere realizzate attraverso questa tecnica e poetica sono state esposte nella personale InDivenire. La metamorfosi del sughero, a cura di Alessandra Redaelli, supportata da Amorim Cork Italia e Patrocinata dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche, presso Palazzo Bomben a Treviso nel 2021.
Il progetto ha ricevuto la Menzione Speciale del premio ARS (Arte Riuso Sostenibilità) del 17° Premio Arte Laguna 2023.
In occasione della XXIII Settimana della Lingua Italiana nel Mondo a tema L’italiano e la sostenibilità ha esposto, con il patrocinio dell’Ambasciata d’Italia a Monaco e il supporto di Monaco Italia HUB, presso la Galleria della Casa d’Aste Wannenes nel Principato di Monaco.
Nel 2023 realizza per il Consorzio Chianti Classico e con il supporto di Amorim Cork Italia, un’opera urbana reinterpretando una bottiglia alta 3,5 metri che viene esposta a Gaiole in Chianti (SI). L’opera rientra nel progetto A(rt) message in a (Chianti Classico) bottle a cura di Francesco Bruni e Giuseppe D’Alia ed ora è posizionata permanentemente sulle colline di Radda in Chianti.
Nella personale Il Fiore del Deserto a cura di Martina Cavallarin con Antonio Caruso, presso il Museo Santa Caterina di Treviso, focalizza l’attenzione sull’attuale problema del cambiamento climatico e le relative conseguenze sugli equilibri naturali. Partendo dai due disastri ambientali Vaia e Acqua Granda si articola infatti un percorso espositivo che apre al dialogo e al confronto. Da un lato della sala espositiva lo spettatore incontra una ricerca pittorico / scultorea basata sul recupero del legno degli alberi schiantati da Vaia. Dall’altro lato invece sono presenti tele dalla finissima trama di cotone, nelle quali le cupole della Basilica di San Marco e altri scorci decorativi e architettonici, fluttuano immersi in un liquido silenzioso costituito di velature di pigmenti verdi. La sensazione è di un’acqua che trasporta frammenti
delle stesse cortecce che i lontani boschi restituiscono al mare… quel mare dove tutto alla fine confluisce e si fonde.
La mostra ha ricevuto tra i patrocini quelli di: Musei Civici di Treviso, D.V.R.I. dell’Università Cà Foscari di Venezia e Legambiente Treviso.
Dal 29 novembre 2025 al 3 gennaio 2026 espone nella personale L’amore finisce dove finisce l’erba. Dopo Vaia, il bostrico tipografo, a cura di Martina Cavallarin con Antonio Caruso, in collaborazione con la Fondazione Bevilacqua La Masa, presso il Chiostro dell’Ex Convento dei S.S. Cosma e Damiano a Venezia.
La mostra è coadiuvata da documentazione scientifica e giornalistica e ha ricevuto i patrocini di: Città Metropolitana di Venezia, Fondazione Dolomiti UNESCO, Università degli Studi di Padova, Dipartimento di Agronomia Animali Alimenti Risorse naturali e Ambiente DAFNAE di UniPd e Dipartimento Territori e Sistemi Agro-Forestali TESAF di UniPd. L’organizzazione è a cura di Techne Art Service.
Attualmente vive e lavora a Castelfranco Veneto
